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5 metodi per non abbandonare la storia che state scrivendo – Appunti di story design (by happosai)
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Scritto da Happosai   
Mercoledì 24 Febbraio 2010 14:05

5 metodi per non abbandonare la storia che state scrivendo – Appunti di story design (by happosai)

 

Episodio I: Una nuova speranza

A volte capita di guardare un bel film – o di leggere un bel libro – e dire: voglio provarci anch’io. Quella stessa sera, presi dall’impazienza e senza avere un’idea precisa, iniziate a scrivere un paio di pagine. Già l’impatto con la tastiera è devastante: i pensieri fluiscono come un torrente ma non sapete come metterli su carta (o meglio, su word). Chiudete tutto e rimandate a domani. Il giorno dopo aprite il file e, a mente lucida, capite che in fondo non è un granché come storia, e che è meglio lasciar stare. A volte questo può avvenire non il giorno successivo, ma dopo una settimana. Il risultato è sempre lo stesso: il cestino di Windows sarà l’ultima spiaggia del vostro file.

Come evitare che tutto questo accada? Ecco alcuni consigli per sfatare i tabù degli scrittori alle prime armi.

 

 

L’ordine della scrittura è diverso dall’ordine della lettura

A meno che non stiate scrivendo un dizionario (e in tal caso vi auguro buona fortuna) i vostri lettori leggeranno la storia dalla prima pagina all’ultima. Non per questo, però, voi dovete iniziare a scrivere dalla prima pagina e continuare finché non vi bloccate. Quando si fa così, di solito, ci si trova prima o poi di fronte a un punto morto che causa l’abbandono della stesura. No. Se non sapete come andare avanti, saltate. Scrivete il capitolo I, poi il capitolo V. Magari, quando scriverete il capitolo V, vi verranno in mente degli spunti da inserire tra il capitolo I e il V, e così potrete iniziare ad abbozzare i capitoli II, III e IV. Per fare questo, ovviamente, dovrete avere almeno un’idea generale della storia e di come potrebbe svilupparsi: non è assolutamente necessario, anzi è sconsigliato, sapere già da principio come andrà ogni cosa. Ma, almeno le linee generali cercate di immaginarle. Potrete anche scrivere cinque righe per ogni capitolo e poi andare a sviluppare e intrecciare. Insomma, l’ordine della scrittura è diverso da quello della lettura, scrivete ciò che vi va di scrivere, perché non c’è niente di peggio che scrivere controvoglia.

 

 

Il necessario cinismo

Innamoratevi di quello che state scrivendo, ma non troppo. Spesso dovrete guardare il vostro lavoro con una certa dose di cinismo: durante la scena romantica dovrete mettere il sottofondo di violini; quando il ritmo diventerà troppo lento dovrete accelerarlo; quando va tutto bene fate accadere un evento sciagurato; cercate di creare curiosità e attesa nel lettore. Sembra un inganno, e lo è. Ognuno crede che il proprio racconto sia speciale, e che non debba sottostare a questi subdoli calcoli matematici: in realtà, se raccontate attraverso una forma codificata come il romanzo o il film, vi troverete un pubblico che ha assistito a migliaia di lavori del genere, e dunque nutre una certa serie di aspettative, tra cui la sviolinata nel momento romantico. Certo, dovrete evitare le banalità, ma a volte dovrete essere dei freddi calcolatori. Ollio ci teneva molto a sapere per quanti secondi avrebbe dovuto guardare la telecamera dopo una gag per suscitare il giusto livello di risate; Cerami e Benigni cronometravano le scene per lo stesso motivo. Guardate il vostro lavoro con occhio critico e scomponetelo. Protagonista, antagonista, aiutanti, oggetti magici, conflitti, possibili sviluppi narrativi: cercate di capire i suoi punti deboli e rimediate.

 

 

L’inerzia creativa

Una volta che avete in testa l’idea è fatta. Non dovrete far altro che scrivere. Poi, se trovate un problema, basterà un piccolo ritocco. Magari! Se avessi un desiderio da esprimere, esprimerei proprio questo. Questo, e la pace nel mondo. Ma soprattutto questo. In realtà, a volte, si crea un effetto “falla nella diga”. Un piccolo conto che non torna, e che a poco a poco vi costringe a rivedere tutto quello che avete scritto. Dunque, siate molto onesti con voi stessi e non abbandonatevi all’inerzia creativa, quel brutto fenomeno che si riassume nel “va già bene così”. Se avete scritto una storia con tre personaggi e vi viene in mente, all’ultimo momento, che forse sarebbe stato meglio inserirne un quarto, dovete tornare indietro. Finché la storia non è tutta scritta, c’è sempre spazio per dei cambiamenti, a volte anche radicali. So che questo vuol dire quasi ripensare tutto dall’inizio, ma alla fine sarete davvero soddisfatti.

 

 

Il primo lavoro non è quello della vita

Molti grandi scrittori hanno esordito con lavori mediocri. Certo, tutti sognano di fare il colpaccio con la prima opera. C’è chi spera che la sua storia sia tanto bella da risparmiargli la fatica di cercare un editore. In realtà, molto spesso il vostro primo lavoro non sarà eccezionale, e il motivo è molto semplice: non vi siete ancora fatti le ossa. Passaggi annacquati, frasi fatte, e tutti quei nemici della scrittura potrebbero affiorare continuamente. Il mio consiglio personale è: scrivete la prima storia per voi e per degli amici. Giusto per dire “questa l’ho fatta io”. Magari, se proprio vi piace, inviatela a qualche concorso. Partite da roba molto semplice e, una volta acquisita una certa competenza, andate avanti  con qualcosa di più complesso. Soprattutto, dopo aver scritto la prima storia, leggete molto. Vedrete un’immediata differenza. Quando leggevate dei romanzi prima di iniziare a scrivere, magari molti vi sembravano simili. Adesso che avete provato a cimentarvi anche voi, riuscirete ad apprezzare di più le strategie narrative e stilistiche. Non esitate a prendere appunti. Molto meglio il lavoro sul campo che un vuoto corso di retorica. Sulla base dell’esperienza acquisita, tornate al lavoro.

 

 

Lasciare l’opera a decantare, ma non smettere di pensarci

Avete scritto alcune pagine. Stampatele e mettetele in un cassetto. Quando ci tornerete su, le vedrete con occhio diverso. Ricordate cosa abbiamo detto prima: occhio cinico. Se fosse scritta da un altro, la leggerei? Fate i dovuti aggiustamenti e riprendete. Le storie, soprattutto quelle lunghe, non possono essere scritte in un paio di notti. Il fatto che continuate a lavorarci sarà indice della validità della storia. Potrete anche farla riposare due mesi e poi riprenderla. Nel frattempo, però, non dimenticatela. Quando i fogli riposano nel cassetto, la vostra mente deve lavorare. A volte gli eventi di ogni giorno possono darci lo spunto che ci mancava per portare avanti la storia.

 

--- Autore: happosai

Tags:     happosai      story design      appunti      scrivere una storia      metodi
Ultimo aggiornamento Mercoledì 02 Novembre 2011 19:56
 

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